Intervista a Joele Anastasi, vincitore del Fringe Festival

JoeleAnastasi_124Intervistiamo Joele Anastasi, ex allievo della Link Campus University e vincitore con il suo spettacolo Io, mai niente con nessuno avevo fatto, prodotto da Vuccirìa Teatro, del premio  Migliore Drammaturgia, Miglior Spettacolo e Miglior Attore (Enrico Sortino) al Roma Fringe Festival nel 2013. Uno spettacolo con cui ha vinto anche al San Diego Fringe Festival nella categoria Best Show.

Il tuo spettacolo “Io, mai niente con nessuno avevo fatto” è la tua opera prima. Da cosa è nato?
Quando ho iniziato a scrivere il monologo (dal quale poi si sviluppa la versione integrale) di “Io, mai niente con nessuno avevo fatto” non avrei immaginato verso quale direzione si sarebbe, da lì a poco, indirizzata la mia carriera. Per anni ho concentrato le mie energie nello studio della recitazione. È come se questo spettacolo fosse il primo lungo respiro dopo anni di faticosa apnea; la prima vera sosta dopo una lunghissima corsa. E così semplicemente tutto il mondo dentro e fuori di me ha trovato un oggetto verso il quale destinarsi: per la prima volta la guerra è coincisa con la pace. Senza timore di mostrarmi fatto a pezzi.

Nel tuo spettacolo affronti il tema dell’omosessualità. Abbiamo bisogno di una nuova generazione vincente anche per incidere positivamente sul piano sociale e abbattere certi stereotipi?
Certamente. Oggi più che mai noi giovani abbiamo bisogno di stare nel presente, di fermarci a guardare per capire da dove dobbiamo ripartire, che nemici dobbiamo combattere e verso quale obiettivo riversare tutta la nostra forza. Da qui possiamo ripartire.

Il tuo periodo di formazione alla Link Campus University quanto ti è servito per scrivere, dirigere e interpretare questo spettacolo?
Indubbiamente vivere per tre anni di solo teatro ti pone nella condizione di avviare un lento ma radicale mutamento dentro di te. Tecnicamente le basi, emotivamente la predisposizione. Non possiamo pensare di costruire un castello, anche se riusciamo ad immaginare ogni stanza e ogni porta, se non conosciamo quanta forza ci occorre per metterlo sù, pietra dopo pietra.

Qual è stato l’insegnamento più importante che hai ricevuto dalla Link Campus University?
Giorno dopo giorno per tre anni ho imparato a conoscermi, allontanandomi da me, destrutturandomi per ritornare alla fine a rimettere insieme tutti i pezzi di me. Certamente attraverso lo studio e l’analisi, si riesce a ritagliare il proprio angolo nel mondo per tentare di modificarlo per vivere ogni giorno come fosse una preziosa opportunità.

Qual è la particolarità formativa che la Link Campus University può offrire nel settore dello spettacolo?
Attraverso il gruppo e gli insegnamenti comuni, ogni allievo ha quindi l’opportunità di sviluppare il proprio personale viaggio, per capire che è necessario molto presto fare tutte le valigie e affrancarsi prima di tutti da se stessi. Prima o poi ritorneremo. Personalmente ho poi avuto l’opportunità di seguire durante il secondo anno, come assistente, il lavoro di Fabiana Iacozzilli, regista e fondatrice della compagnia “La Fabbrica”. Un’occasione preziosa per osservare da un’altra prospettiva, forse più ampia, il teatro.

Con il tuo spettacolo, nell’ultimo anno, hai vinto premi e hai girato il mondo. Quali sono i prossimi obiettivi?
Da quando si è concluso il mio percorso di studi ad oggi, da poco più di due anni quindi, sono successe tantissime cose preziose. È nata Vuccirìa Teatro, compagnia teatrale fondata con Enrico Sortino e che vede la presenza portante di Federica Carruba Toscano, abbiamo realizzato un secondo spettacolo da titolo “Battuage” attualmente in tour, viaggiato per l’Italia e per il mondo, conosciuto tante realtà teatrali, incrociato tante persone. Ho destinato tutte le mie energie a questo progetto che ci regala ogni giorno molto entusiasmo. Ho cercato di vivere di bellezza, di circondarmi di persone speciali, e di seguire progetti a cui appassionarmi realmente. Così ho avuto l’opportunità di conoscere una grande artista europea, Angelica Liddell e di debuttare, (pochi giorni fa a Zagabria), in YOU ARE MY DESTINY – Lo Stupro di Lucrezia, un’importante produzione che toccherà diversi palcoscenici di tutta Europa.

Quale deve essere, invece, secondo te l’obiettivo di un progetto come The New Winning Generation per quanto riguarda il mondo dello spettacolo e delle arti performative?
Io credo che ognuno debba essere l’artista che vuole essere. Ma questa è anche la cosa più difficile da raggiungere. Come se ci fosse uno standard da raggiungere ad ogni costo, assistiamo a schiere di giovani, talentuosi e non, che si affannano per essere tutti uguali. Io per primo in un momento mi sono sentito intrappolato da questo ossessivo pensiero. Fortunatamente poi ho capito che non ci sarei mai riuscito e che mi sarei solo distrutto e ho provato a virare altrove. Questa credo sia la sfida più grande oggi. Provare ad essere autentici. Anche quando questa cela la propria personale “deformità”. Questo progetto potrebbe promuovere proprio questo: preservare e coltivare la specificità per creare una generazione che sia fondamento per una rinnovata società di domani.

Il DNA della “winning generation” è costituito da idee, tenacia, professionalità e creatività. Quale elemento aggiungeresti?
Autenticità è l’ingrediente che aggiungerei!



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